
Come si diventa skipper?
Per diventare uno skipper professionista non esiste un percorso professionale unico e uguale per tutti. Ci sono però dei requisiti precisi stabiliti dalle legge: in Italia, infatti, esiste il titolo professionale di conduttore di imbarcazioni da diporto adibite al noleggio per le acque marittime, codificato nella Legge 647/1996, il quale è stato poi mutato in ‘ufficiale di navigazione del diporto‘ dalla legge 121/2005.
All’articolo 2 del decreto del 10 maggio 2005, numero 121, a firma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si legge infatti che sono stati istituiti, per lo svolgimento di servizi di coperta, 3 differenti ruoli, ovvero quello di ufficiale di navigazione del diporto, quello di capitano del diporto e quello del comandante del diporto.
All’articolo 5 vengono stilati quelli che sono i requisiti e i limiti di abilitazione per l’ufficiale di navigazione del diporto, e quindi per lo skipper professionista. Per prima cosa, per diventare uno skipper professionista è ovviamente necessario vantare la patente nautica, la quale come è noto è obbligatoria per condurre un’imbarcazione oltre le 6 miglia dalla costa, per condurre qualsiasi barca con una lunghezza superiore ai 24 metri e che abbia una cilindrata superiore ai 40 cavalli. La patente nautica, però, non è sufficiente per diventare uno skipper professionista, ed è molto probabilmente meglio così!
É necessario aver compiuto 18 anni di età, ed essere in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado – meglio se conseguito in un istituto tecnico nautico. Come recita la legge 121, inoltre, è necessario «aver completato un periodo di addestramento a bordo di 36 mesi di navigazione, comprensivo di almeno 24 mesi su navi e imbarcazioni da diporto adibite al noleggio con la qualifica di mozzo o allievo ufficiale di navigazione del diporto». In alternativa, sempre all’articolo 5 si legge che è possibile sostituire questo periodo di addestramento di 36 mesi con un «diploma di scuola secondaria di secondo grado con indirizzo di aspirante al comando di navi mercantili, di perito per il trasporto marittimo e di tecnico del mare ed aver effettuato un periodo di addestramento a bordo di navi e imbarcazioni da diporto adibite al noleggio di almeno 12 mesi con la qualifica di mozzo o allievo ufficiale di navigazione del diporto». In tutti i casi, però, il periodo di addestramento valevole per diventare skipper professionista deve essere effettuato sotto la supervisione di un comandante o di chi ne fa le veci, e l’esperienza deve essere corredata da un libretto di addestramento approvato dall’Amministrazione.
Non è tutto qui. Lo skipper professionista deve aver frequentato vari corsi specialistici, quali il corso antincendio di base, il corso di sicurezza personale e responsabilità sociali, il corso di sopravvivenza e di salvataggio, il corso marittimo abilitato ai mezzi di salvataggio, il corso di primo soccorso elementare, il corso di lettura e utilizzo dei radar, e il corso per il Global maritime distress safety system. Si tratta di parecchi corsi esami differenti che, a una prima occhiata, possono certamente spaventare. Va sottolineato, però, che nella maggior parte dei casi le Capitanerie di Porto e gli uffici circondariali tendono a riunire questi corsi specialistici in un unico percorso formativo, così da condensare le lezioni e facilitarne la fruizione.
Per verificare le proprie conoscenze e competenze, il futuro skipper è tenuto a sostenere un esame teorico-pratico, «atto a dimostrare il possesso delle conoscenze e capacità di eseguire i compiti e le mansioni dell’ufficiale in servizio di guardia in navigazione di cui all’articolo 1 del decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 ottobre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 ottobre 2000, n. 248, e successive modificazioni».
E ancora, non è tutto qui. Un ultimo passaggio burocratico per poter diventare skipper professionista e poter sfruttare a livello lavorativo la propria patente nautica è, infine, l’iscrizione al registro Gente di Mare. In tale registro, infatti, devono essere iscritti tutti i lavoratori che prestano la propria opera a bordo di navi e barche. Se non hai mai sentito parlare di questi registro, ti può essere utile sapere che è diviso in due sezioni, o meglio, in due grandi categorie. Nella prima vengono riuniti tutti i lavoratori di stato maggiore e di manovalanza relativi ai servizi di macchina e di coperta. Qui si trovano dunque i mozzi, i marinai, i capitani d’armi, i comuni di macchina, gli elettricisti, i motoristi, i medici di bordo e così via. Nella seconda categoria, invece, trovano spazio il personale di camera, il personale di cucina e gli addetti ai servizi. Esiste in realtà anche una terza categoria, dedicata al personale addetto al traffico locale, nonché alla pesca costiera. Lo skipper, ovviamente, deve essere registrato nella prima categoria. Per poter iscriversi alla prima Categoria della Gente di mare è necessario avere la cittadinanza comunitaria, avere più di 15 anni, essere idonei alla voga e al nuoto, essere domiciliati in Italia e avere una fedina penale pulita.
Abbiamo visto, quindi, tutti i requisiti per diventare uno skipper professionista in Italia: come accennato, la patente nautica è solo il primo dei tanti fattori necessari. Vediamo, ora, quali sono i pro e i contro di questo peculiare lavoro, per capire se effettivamente può fare al caso tuo (partendo dal presupposto che i vari corsi per skipper presenti in Italia vedono iscriversi persone di qualsiasi età, da giovanotti alla prima entrata nel mondo del lavoro a cinquantenni che hanno deciso di ‘mollare tutto’ e darsi alla navigazione). (credits: hinelson.com)
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